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Pietre d’inciampo: “Servono a stimolare la cultura della memoria”. Così il presidente Giani ad Empoli

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“Le pietre d’inciampo rappresentano un’iniziativa utile e bella che serve a stimolare e valorizzare la cultura della memoria. Le deportazioni di ebrei e dissidenti politici caratterizzarono l’odio feroce di nazisti e fascisti sul piano della discriminazione etnica e politica. Il fatto di ricordare non i numeri ma le persone è essenziale. Con le pietre d’inciampo si ricordano i nomi ed i cognomi, i volti, le storie dei deportati. La pratica delle pietre d’inciampo iniziò nel 1992 a Colonia, in Germania, quindi ormai trentadue anni fa, con l’apposizione di targhe di ottone sui selciati delle strade, sui muri, nei luoghi distintivi degli spazi pubblici per ricordare le persone. Ad Empoli, nell’Empolese Valdelsa, grazie al Comune e all’Aned, l’associazione nazionale dei deportati, si concretizzerà un archivio della memoria delle pietre d’inciampo che, in Europa, sono oltre 72 mila. Numerose sono quelle in Toscana. La mia presenza, oggi qui, vuole stimolare in tutti i territori il ricordo di coloro che furono portati via dalle loro abitazioni e dai luoghi di lavoro e hanno lasciato nei campi di sterminio la loro sacra vita”.

Lo ha affermato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, intervenendo ad Empoli sabato 13 gennaio all’iniziativa “Pietre della memoria, condivisione di esperienze sulle pietre d’inciampo in Toscana”, voluta dal Comune di Empoli per fare il punto attraverso un convegno sulle esperienze delle pietre d’inciampo e sul progetto che vede la Città impegnata a realizzare un archivio digitale su tutto quello che è conoscenza in merito su queste iniziative.

Al convegno, che si è svolto alla biblioteca comunale Fucini, hanno preso parte, tra gli altri, la sindaca di Empoli, Brenda Barnini, nonché il presidente del Consiglio comunale di Empoli, Alessio Mantellassi, che ha la delega in materia di cultura della memoria e partecipazione.

 

 

(13 gennaio 2024)

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